Welcome to the jungle.


Il titolo del post è l’unica cosa che mi viene in mente quando si parla della scelta di una valutazione di una casa cosmetica. Oltre ad essere una famosa canzone dei Guns N’ Roses, è anche lo stato d’animo di chi deve scegliere la direzione da seguire in questo settore. Armiamoci di machete e tracciamo un sentiero in questa Giungla. 

Molto spesso, capire se chi ci propone un nuovo prodotto, è un produttore, o un rivenditore, non è così immediato. La scelta di un fornitore, soprattutto in Estetica professionale, è una di quelle attività da svolgere con assoluta perizia. Il brand dei prodotti che si utilizzano sono un veicolo fondamentale per l’immagine dell’Hotel e affidarsi ad un partner con tutte le carte in regola evita spiacevoli sorprese. Vediamo di porre l’attenzione sulle differenze tra i due approcci per poter avere gli strumenti per una scelta ragionata.

1)   Primo passo: La valutazione del cosmetico.
In relazione ai mercati di riferimento esiste una filosofia di formulazione. Esempio: il cosmetico commercializzato nelle alte profumerie, oltre ad avere un packaging estremamente curato ed essere fortemente pubblicizzato, deve “osare poco” e cioè essere gradevole al tatto, all’olfatto e mantenere gli standard qualitativi. Un prodotto più è funzionale, più è ricco di principi attivi e più può creare delle reazioni cutanee. Si evidenzia così il vecchio concetto del cosmetico: “in primis non nuocere” ovvero: anche se “non fa quasi niente”, l’importante è che non faccia male e crei problemi.
Ed è questa la preoccupazione di chi si rivolge ad un vastissimo numero di consumatori che scelgono il loro prodotto soltanto attraverso la spinta del messaggio pubblicitario. Da queste considerazioni, nasce la domanda:
Quali devono essere le caratteristiche dei prodotti utilizzati nellanostra SPA?  
Il cosmetico è un bene strumentale utilizzato prevalentemente in cabina, le sue caratteristiche devono essere: 
Competenza + Tecnica + Prodotto = Risultato. 
Ma attenzione, il prodotto non è una “bacchetta magica”, da solo non risolve niente. Esistono aziende del settore che hanno utilizzato delle politiche pubblicitarie tipiche della grande distribuzione, creando confusione nel mercato: se attraverso il messaggio pubblicitario, si dice alla signora Rossi che se va in un centro estetico dove trova il marchio “Bianchi”, troverà un servizio di alto livello, il messaggio, oltre a dequalificare l’operatore, “mistifica” la realtà, perché la qualità del servizio non può essere espressa dal prodotto che è, e resta, uno strumento di lavoro le cui caratteristiche fondamentali sono il buon rapporto qualità/prezzo. La qualità del servizio, invece, viene espressa dal professionista con la sua cultura, esperienza e specializzazione; pertanto il discorso della formazione professionale, per tutta la categoria, meriterebbe un approfondimento serio e dovrebbe costituire l’elemento di distinzione tra gli operatori.  

Una SPA Manager dovrebbe scegliere i suoi strumenti di lavoro prestando attenzione ai seguenti punti:

a) scegliere prodotti reclamizzati, poiché è evidente che “si vendono da soli”, anche se i relativi costi di pubblicità possono gravare sul prezzo finale. Il problema è che, molto spesso, le aziende del settore estetico professionale dicono di fare pubblicità e per questo di avere un costo maggiore, ma in realtà il loro marchio non è conosciuto da nessuno, tanto meno dal cliente finale;
b) acquistare, per quanto sia possibile, direttamente dal produttore.

2)   Secondo Passo: distinguere tra produttore e rivenditore.
Il produttore è il proprietario del marchio e della formula, ha un direttore tecnico ed è il detentore del cosiddetto “Dossier Cosmetico” che racchiude la storia del prodotto ed i seguenti dati :
  • Il nome del prodotto e la capacità espressa in ML
  • La formula quali-quantitativa
  • I procedimenti di lavorazione
  • La certificazione di ogni materia prima utilizzata, con relative schede di sicurezza
  • I nomi dei fornitori di ogni singola componente
  • Le indicazioni e le modalità d’uso
  • Gli esami batteriologici eseguiti sui singoli lotti e, su richiesta, non obbligatori, il test epicutaneo per valutare il potenziale irritante del prodotto (patch test) ed il test di efficacia e funzionalità
L’intermediario, ovvero la maggior parte delle aziende che si propongono ai centri estetici, non fanno nulla di tutto ciò. 

I produttori di cosmetici devono possedere nel loro staff un direttore tecnico. La normativa prevede un laureato in chimica o biologia o farmacia, iscritto all’albo professionale, i cui documenti e titoli sono inviati dall’Azienda al “Ministero della Salute”. 

Tale professionista assume responsabilità pari o superiori al rappresentante legale dell’Azienda circa l’utilizzo e la presenza in formula delle componenti indicate e la loro indicazione in “Inci Name” sulle confezioni primarie e secondarie. E’ ovvio che in questo caso stiamo parlando di un’Azienda produttrice responsabile dell’immissione del prodotto in commercio. 

Spesso il produttore, non possedendo un proprio laboratorio di produzione, si avvale di officine cosmetiche che lavorano per conto terzi. In questo caso il produttore consegna il dossier al direttore tecnico del laboratorio fornendo tutte le informazioni perché il prodotto possa essere realizzato in modo “conforme” e viene sottoscritto il “patto di riservatezza” che garantisce al produttore l’utilizzo esclusivo della sua formulazione. 
Tale meccanismo, in pratica, si verifica raramente, nessuna o quasi delle aziende cosmetiche possiedono un loro direttore tecnico o un laboratorio, quando si rivolgono ad un laboratorio esterno avanzano richieste vaghe ed approssimative, consentendo di identificare, in modo confuso, appena il concetto di prodotto che intendono realizzare. 

In questo caso la formulazione rimane di proprietà del laboratorio dell’officina cosmetica che fornisce all’Azienda responsabile dell’immissione in commercio, le diciture da indicare sulle confezioni primarie e secondarie. In questo caso nei confronti delle autorità regolatorie la responsabilità della formula è del direttore tecnico del laboratorio, mentre la Società che immette in commercio rimane responsabile dei dati e del messaggio espresso sulle confezioni e sul bugiardino. Esiste anche un altro sistema, sempre più frequente, per immettere sul mercato prodotti cosmetici. 

L’officina cosmetica mette le proprie formulazioni a disposizione di tutti, per cui si trovano in commercio gli stessi prodotti, magari con piccole varianti (profumazione, colorazione, texture), con marchi e prezzi diversi. Si crea una vera “giungla”, perché anche piccolissimi distributori ricorrono alla personalizzazione del prodotto, non rispondendo delle caratteristiche né della qualità. Concludendo, si alimenta la confusione e si aumentano i prezzi per troppi intermediari esistenti fra produttore e mercato.

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