L’importanza della progettazione.

Progettare un Hotel, un ristorante o una spa non è solo una questione di forma e design.
L’estetica ha un ruolo fondamentale, ma se si tralascia la funzionalità si rischia di costruire delle cattedrali nel deserto. Spesso si considera, come unico mezzo per garantire la funzionalità, la progettazione dell’impiantistica. Un corretto impianto elettrico o idraulico certo possono far risparmiare un sacco di soldi, se progettati bene. Credo che oggi questo sia un falso problema, vista la quantità degli ottimi ingegneri che abbiamo a disposizione. Se qualche imprenditore decidesse di esagerare su questo aspetto, prestigiose aziende internazionali saprebbero sicuramente trovare la soluzione più adatta alle sue esigenze.
In realtà quello che vedo in giro è una scarsa attenzione alla progettazione degli spazi, in ottica di redditività gestionale. Facciamo un esempio.

Molte spa alberghiere sono state progettate con un ampia zona umida (sauna, piscine, bagno turco, ecc..), una zona reception e, solitamente, la parte dedicata alle cabine assomiglia più a dei loculi in serie. Dal punto di vista di un architetto, ovviamente, le cabine sono degli spazi vuoti che rubano metri quadri a piscine e saune. Ma se guardiamo la situazione con un’ottica gestionale e ci facciamo due conti, vedremo subito come la redittività della spa deriva principalmente dai trattamenti in cabina e dalla vedita di prodotti. Quindi, se spostiamo lo sguardo da quello dell’architetto a quello del cliente, capiamo subito che andare a spendere dagli 80 euro in su per un massaggio base fatto in una cabina 2×2, dove si sente il vociare esterno, non invoglia a ripetre l’esperienza. Se poi consideriamo i costi della manutenzione della zona umida, con queste saune enormi, in cui solitamente, in Italia, non si vedono mai più di 5 persone alla volta, si capisce come la redditività delle cabine di estetica diventa di fondamentale importanza per coprire i costi della zona umida. Ovviamente altri parametri sono da tenere in cosiderazione, come ad esempio il percorso del cliente, zona a piedi scalzi e zona con scarpe e ciabatte, sia per motivi igienici che di sicurezza. Le zone relax, dove alle volte sembra di essere a Rimini il 15 di agosto e non in un Hotel 5 stelle. Credo che dare la colpa all’architetto non serva a molto dopo che l’hotel è stato costruito. I soldi sono dell’imprenditore ed è l’imprenditore che deve sapere quali sono le cose che frutteranno un Roi maggiore. Altre cose si potrebbero dire sulla progettazione di una spa, rimando però a consultare il sito di Stefano Pediconi, architetto romano, che si è speciailizzato proprio negli aspetti sopra elencati, prendendo in considerazione altri parameri oltre che la pura progettazione. http://www.stefanopediconi.it/

Anche nella ristorazione alberghiera si trovano esempi di cattiva progettazione, spesso dettati dall’ingnoranza gestionale e da incompetenza progettuale. Cucine con ogni ammenicolo tecnologico, ma distribuite poco razionalmente. Cuocipasta ad inizio della catena, costringono gli chef a balletti con padelle e sughi, che a fine servizio sfiancano il fisico e la mente, tanto per citarne una. E poi macchine del caffè posizionate in cucina, office di sala inesistenti, lavastavoglie che fungono da lavabicchieri, plonge messe tra il pass di servizio e la cucina… Cose che nel 2011 denotano scarsa chiarezza sui propri obbiettivi gestionali. Non si può pretendere di avere cristalleria di pregio e lavarla nella lavastoviglie e poi lamentarsi con i propri collaboratori che rompono troppo… in questo caso gli errori inziali costano parecchio e alle volte sono irrimediabili.

Più in generale possiamo anche valutare l’impatto economico di una cattiva progettazione. Supponiamo che a causa di una progettazione errata, per risparmiare, per ignoranza o per qualsiasi altro motivo, in fase gestionale si scopre di aver bisogno di una persona in più. Con un costo medio di 30.000 euro l’anno di un dipendente, ripetuto per tutta la durata dell’attività, possiamo intuire quanto gli errori di valutazione a monte possono riperquotersi negativamente a lungo termine.

Cari imprenditori, lasciamo fare agli architetti il loro lavoro, lasciamoli creare, studiare forme innovative, ricercare materiali, ma diamogli tutto il supporto necessario per poter progettare un albergo funzionale e redditizio. Nella mia attività di project manager in fase di costruzione di hotel posso dire che un sano confronto tra tutte le parti in causa porta a risultati sorprendenti, sia in termini di risparmio che in termini di innovazione.

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