La Leadership.

Il governante più alto è quello della cui esistenza i sudditi si accorgono appena.
Poi viene quello che amano e stimano.
Poi quello che temono.
Infine quello che disprezzano.
Lao Tzu, 630 a.C.




Argomento complesso, poco chiaro ed in costante evoluzione. Qualche parola per riflettere.
La leadership sta cambiando, o almeno così si dice. La rivoluzione informatica sta trasformando la politica e le imprese. Le strutture gerarchiche si fanno sempre più piatte e vengono inglobate all’interno di reti fluide di contatti. Nelle società post-industriali, la forza lavoro è costituita per la maggior parte da lavoratori della conoscenza, che rispondono ad incentivi e richiami politici differenti da quelli che motivavano gli operai nelle industrie del secolo scorso. I sondaggi d’opinione indicano che gli individui hanno oggi un atteggiamento meno deferente nei confronti dell’autorità nelle imprese e nella politica. Il soft power diventa ogni giorno più importante. L’amministratore delegato di Google ha dichiarato di dover “coccolare” i propri dipendenti; secondo un altro dirigente della Silicon Valley, con una forza lavoro altamente qualificata e il libero flusso delle informazioni, “Se non tratto i miei dipendenti con rispetto e non li coinvolgo nel processo decisionale, andranno a farsi assumere da qualche nuova azienda qui di fronte che si presenta in modo interessante”. 
Anche le forza armate USA sono interessate da questi cambiamenti. Il Pentagono ha dichiarato che gli istruttori dell’esercito “hanno smesso di urlare ordini”, perché le generazioni di oggi reagiscono meglio agli istruttori che svolgono “un ruolo più orientato all’assistenza psicologica”. 
Gli studiosi di leadeship parlano di “leadership condivisa” e “leadership distribuita”, suggerendo l’immaggine di un leader posto al centro di un circolo anzichè al vertice di una piramide.

A chi ricopre ruoli di comando nell’hotellerie a che cosa serve sapere tutto questo?
Se aziende del calibro di Google e l’esercito USA (che non si relazionano con lo stesso tipo di “clienti” di un albergo), hanno compreso l’importanza di una leadership più avanzata, perchè in molti alberghi si comanda come in caserma? Che effetti hanno i nostri capo-servizio urlatori sul personale e sul fatturato? Quanto incide avere un alto turn over a causa di una scarsa cultura di leadership?
Partiamo da una cosa molto semplice: la parola LEADER.
Deriva dal verbo inglese to lead, che significa guidare…
Già da questo possono partire un sacco di riflessioni.
Primo: un buon garzone non necessariamente sarà un buon oste.
Non è detto che chi ha eccellenti capacità tecniche sia adatto anche a gestire un team. Spesso, avere troppe conoscenze tecniche rende più rigidi e ancorati ai propri metodi, che portano, con l’evoluzione e i cambiamenti aziendali, ad un assunto importante: chi fa le cose che ha sempre fatto, otterrà sempre gli stessi risultati.
I propietari d’albergo devono prendere coscienza di questo problema, anche perchè solitamente “Il pesce inizia a puzzare dalla testa”… Quanti direttori insegnano direttamente a comandare e non a guidare con l’esempio? Quanti di essi hanno capito l’importanza della collaborazione tra i reparti al posto di fomentare le divisioni e le invidie?
Sicuramente è un problema di cultura aziendale e non sarà facile cambiare in tempi brevi.
Meditate, meditate, meditate…

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