L’incompetenza dei manager.

La LUISS e l’Associazione Management Club hanno reso noto il loro terzo rapporto sul tema: “Generare Classe Dirigente”. Secondo la ricerca, l’incompetenza dei manager è causa di una perdita per la società civile che oscilla tra i 63 e i 157 miliardi di Euro, una cifra elevata se solo ci pensiamo. Il sociologo della politica, Marc Lazar, che insegna all’Università Sciences Po di Parigi e alla stessa Luiss, parla di “ignoranza dei manager”, che si può tradurre nella loro mancanza di competenze. Se si pensa alla grave crisi finanziaria mondiale, a qualche suicidio eccellente degli ultimi tempi come effetto della stessa, c’è veramente da preoccuparsi. Come molto opportunamente sottolinea Lazar, nel dibattito fra gli addetti ai lavori ritorna un motivo dominante, ovvero il tema dell’élite, tanto caro a Vilfredo Pareto, italiano di padre e francese di madre, teorico dei quattro pilastri dei sistemi: l’azione non logica, che classifica i comportamenti sociali nei suoi aspetti percettivi e in quelli linguistico-cognitivi, la teoria delle derivazioni, quella delle élites e l’altro, dell’equilibrio sociale.
Secondo Pareto, i comportamenti derivati sono, di fatto, comportamenti arbitrari nel momento in cui gli individui, intesi come soggetti sociali, cercano di giustificare i propri finti atteggiamenti, giacché le reali motivazioni dell’agire sarebbero diverse da quelle che appaiono, in pratica vivrebbero comportamenti costruiti in relazione all’esigenza di conformarsi alla cultura prevalente del momento.

In buona sostanza, Pareto cerca di spiegare i processi che girano attorno alla “cognizione sociale” e ai suoi aggregati, attraverso lo studio della tendenza delle combinazioni dei comportamenti e conclude affermando che, da una parte, sono sottolineate le novità generate dai sistemi, dall’altra, si favorisce la loro stabilità. Secondo Lazar, sociologo francese di primo piano, il nostro modello è ormai passato, dal momento che l’Italia è un paese con uno Stato vecchio e una società civile estremamente dinamica e creativa e che è proprio per questo che si spinge in avanti sino a lambire l’illegalità; al contrario della Francia, che è caratterizzata da uno Stato forte e da una società civile che, nei momenti difficili, attende di essere imbeccata dalla propria classe dirigente. Conclude, Lazar: “Occorre trovare un equilibrio tra un apparato pubblico efficiente, organizzato secondo il merito, misurato attraverso la valutazione permanente delle competenze e delle prestazioni e una società civile capace di assumere il ruolo di intelligente controllo e di stimolo del sistema in cui vive”.

È evidente come questi princìpi siano applicabili ai grandi e ai piccoli sistemi e come gli stessi debbano generare comportamenti capaci di mediare e controllare le dinamiche che si muovono all’interno dei medesimi. Per far questo, occorre richiamare quanto sottolineato all’inizio, a proposito del rilevante danno che l’incompetenza dei dirigenti, secondo lo studio della Luiss, genera; da qui l’esigenza di formare e orientare sempre di più le competenze dei Manager. Come dire che esiste l’improrogabile esigenza di sviluppare un maggiore rapporto etico fra il Manager e la sua attività, attraverso l’assunzione di specifiche competenze, per mezzo di processi culturali in grado di conferire un reale grado di assimilazione dei sistemi sociali e con i quali stabilire nessi di applicabilità delle capacità e delle competenze manageriali.

Il Primo Ciclo di Studi Superiori del Centro Studi Manageriali, “Mario Losciale”, di Ada (Associazione Direttori Albergo, nata nel 1955), che si è appena concluso a Villa San Giovanni, in Calabria, dopo un defatigante giro d’Italia, con riscontri positivi andati al di là di ogni rosea previsione, ha avviato ulteriori processi di formazione in favore dei manager alberghieri, ma ciò non è sufficiente, se al nostro fianco le autorità preposte non prestano sufficiente attenzione sia all’economia, sia alla situazione generale manageriale italiana, che richiede un serio progetto per un forte orientamento di prospettiva. Auspichiamo, fra l’altro, che il Ministro Gelmini non faccia ulteriori danni alla formazione professionale, dal momento che già in passato qualche detrimento si è avuto, ma speriamo, invece, in un proficuo dialogo affinché si comprenda lo spirito degli antichi mestieri e si tenga conto del rapporto della Luiss e dell’Associazione di Management.

Il problema esiste ed è inutile nasconderlo, sussistendo la necessità di una revisione del modello di sistema nazionale, del rapporto fra apparato dello Stato e i diversi sistemi produttivi e la società civile. Sappiamo, per esperienza, che questi processi non sono brevi, ma se mai si comincia, mai si arriva.
fonte ADA

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